Non credevo di essere speciale. Ma tu hai lottato per me. E ora saremo una famiglia.

Niente รจ come te - Sara Rattaro
Io sono convinta che ogni autore, anche quello che più ho detestato, meriti una seconda possibilità. Fermandomi ad un solo libro ho sempre il timore di aver scelto semplicemente il romanzo sbagliato o di averlo letto in un brutto periodo, quindi preferisco sempre concedere il beneficio del dubbio e fare un secondo tentativo.
Dopo aver detestato Un uso qualunque di te, qualche anno fa, ho deciso di dare un'altra chance a Sara Rattaro leggendo questo suo nuovo libro,Niente è come te. La trama è profonda e promette emozioni forti, intense e toccanti. Io, purtroppo, mi trovo ad andare controcorrente per la seconda volta. Ci ho provato, ho iniziato questo romanzo senza pregiudizi, al contrario, speravo davvero che mi avrebbe fatto cambiare idea, ma niente, non condivido l'entusiasmo delle altre lettrici che lo hanno lodato come uno dei libri più belli di tutti i tempi.
Sara Rattaro ha il pregio di usare per le sue storie temi di attualità, in questo caso si parla di Margherita e Francesco, di una figlia e di un padre che per dieci lunghi anni sono rimasti separati e che d'un tratto, per il più tragico dei motivi, si trovano a convivere senza quasi conoscersi. Una storia che aveva tutte le carte in regola per entrarmi nel cuore, io che da quando sono mamma leggo in modo diverso da prima. Mi urtano le storie drammatiche sui bambini, sulla perdita dei propri cari, sulle tragedie.. l'amore di essere mamma mi trasforma in una lettrice più sensibile. Eppure, leggendo Niente è come te, ho avuto la conferma che io e la Rattaro non andremo mai d'accordo. Se le trame dei suoi libri mi attirano e mi conquistano, lo stesso non posso dire del suo stile. Una buona storia non basta a fare di un libro un capolavoro, soprattutto quando, come in questo caso, il coinvolgimento è pari a zero.
Questa donna mi fa andare in catalessi non appena apro il libro.
Ecco, l'ho detto.
Le continue riflessioni filosofico-moraleggianti, alternate a quelle sdolcinate da Baci Perugina, sono un mix letale che ogni volta mi stende. Del tipo che preferirei andare a lavare i piatti anziché aprire il libro. Una lagna, ecco cosa sono le storie di questa autrice.. io non le reggo proprio. Il libro è costellato da queste frasette in corsivo - che non ci è dato sapere da chi sono pronunciate, pensato o che diavolo c'entrino con la storia - che sono di una banalità imbarazzante, quelle frasi da orticaria che si trovano su Google digitando "frasi romantiche". Le rose sono rosse, le viole sono blu, dolce è lo zucchero, ma non quanto sei tu.
Ci siamo capiti, no?
Inutile, poi, il doppio punto di vista dei personaggi. I capitoli sono brevissimi e frammentati, ci sono duecentomila stacchi, le scene iniziano e finiscono così, senza una logica, come se stessimo assistendo ai pensieri sconnessi di due persone e il fatto di avere il POV sia del padre che della figlia distoglie l'attenzione dalla trama vera, che già di per sé si reggeva in piedi a fatica.
Raccontare una storia, per una brava scrittrice, significa riuscire a farla vivere ai propri lettori. In questo la Rattaro proprio non riesce, non con me almeno. Trovo il suo stile freddo e distaccato, come se si limitasse a raccontare i fatti avvenuti senza farsi coinvolgere. Avete presente quando guardate un telegiornale, e il presentatore riesce a mantenere un'espressione totalmente piatta mentre riporta notizie di stragi e guerre? Questa è l'immagine che ho della Rattaro. Banale, davvero troppo.
La storia di Margherita e Francesco non mi ha lasciato nulla, è una lettura che si trascina lenta e nonostante la brevità l'ho trovato noioso e scontato.
Bocciato, perché se dopo 220 pagine un libro non mi ha fatto battere ciglio ne deduco che qualcosa sia andato storto.
Però non posso negare che le fan di questa scrittrice siano tantissime, quindi un motivo ci sarà.
Per quel che mi riguarda posso dire una cosa: sono felice di averle dato una seconda possibilità, ma ho solo avuto la conferma che tra noi non c'è nessun feeling. Peccato!