Che i giochi abbiano fine.

Il canto della rivolta (Hunger Games, #3) - Suzanne  Collins, Simona Brogli

Ci sono due tipi di libri che smanio di leggere: quelli che aspetto da molto, con tanto di occhi a cuoricino, e quelli che voglio assolutamente togliermi di torno. Relegarli su uno scaffale della libreria aspettando che la polvere li nasconda del tutto. Il canto della rivolta, purtroppo, fa parte della seconda categoria. 
Facciamo un passo indietro però: Hunger Games mi era piaciuto, anche se a inizio lettura mi aspettavo una storia molto più cruda, non un libro per ragazzi (non così tanto, insomma). La ragazza di fuoco l'avevo trovato molto ripetitivo e forzato, ma ero riuscita a dargli ancora 3 stelle, la sufficienza, per intenderci. Una volta chiuso la voglia di proseguire con la serie non c'era, lo dico onestamente, ma avevo la remota speranza che la Collins avesse ideato un finale con i fiocchi, e che il secondo volume fosse solo il tasto dolente di una trilogia comunque apprezzabile. Ovviamente non è stato così. 
Quanta delusione provo in questo momento? Tanta quanto l'inutilità di questo orrendo e ultimo libro. Non so come la Collins ci sia riuscita, ma tutto quello che poteva rovinare lo ha rovinato. 
Ma dico, si può prendere un'idea originale come quella degli Hunger Games, si può avere uno stile tanto coinvolgente, per poi far finire tutto così? Che rabbia. 
Mi ci sono voluti dieci giorni per oltrepassare le prime 300 pagine, pagine inutili, noiose, piatte e che fungono da perfetto sonnifero. Alcune volte ho addirittura pensato di aver messo male il segnalibro, e di aver riletto lo stesso pezzo non una, non due, ma tre, quattro, cinque volte.. 300 pagine fatte con lo stampo, che si trascinano lente in attesa di qualcosa che finalmente faccia ingranare la storia. 
Poi quel qualcosa è arrivato: una missione irta di pericoli, un viaggio per raggiungere finalmente lo scopo di tutta la storia. 
Ce l'aveva quasi fatta, eh. A coinvolgermi, dico. 
Per circa un centinaio di pagine la curiosità c'era, volevo capire come sarebbe finito il tutto, pensavo che mi avesse finalmente catturata e che, magari, si stesse per arrivare ad un finale con i fuochi d'artificio.. troppo bello per essere vero. Come ben sappiamo la Collins non è un'autrice particolarmente magnanima, sacrifica personaggi a destra e a manca, secondo me ci si diverte pure a tirare una riga sulle vittime. Ma questo non è un problema, nonostante mi dispiaccia per alcuni personaggi. Il problema è il modo in cui li fa uscire di scena: una riga, poche parole vuote e senza sentimento giusto perché il lettore possa capire che il personaggio a cui era tanto affezionato, quello che forse conosce fin dal primo libro, è morto. Di una morte inutile e penosa, senza nessun effetto o senza quella sensazione di perdita che un lettore dovrebbe avere il diritto di provare. Nulla, la Collins preferisce continuare imperterrita la sua deludentissima strage, arrivando così al tanto agognato finale. 
Il finale, sì. Il finale che non vi anticiperò, naturalmente, ma che fa cadere in basso tutta questa promettente trilogia. È mai possibile, mi chiedo, scrivere una conclusione tanto priva di sentimento? Perché io almeno per le ultimissime pagine mi aspettavo di provare qualcosa, gioia o delusione che fosse. Mi aspettavo di assistere alla scelta di Katniss, e dopo tre libri di"amo Peeta, odio Gale, mi piacciono entrambi, non ho bisogno di nessuno dei due, amo Gale, odio Peeta, ma Peeta mi ama quindi dovrei amarlo, Gale non è giusto per me, ma è il mio migliore amico" e così all'infinito, un minimo di senso logico nella scelta di Katniss lo pretendevo anche, eh. 
Katniss non mi è piaciuta fin dal primo volume, ma in qualche modo ero riuscita a non odiarla.. merito forse del suo essere un personaggio importante, ma al tempo stesso superficiale. Ma arrivata verso la fine una sua decisione mi ha fatto cambiare completamente idea su di lei. Ecco un'altra protagonista promettente che se ne va dritta dritta nel tritacarta. 
Gli altri personaggi che ruotano intorno a lei sono, come al solito, piuttosto inutili.. tanto per migliorare la situazione, no? 
419 pagine per un lavoro del genere sono impensabili, e per di più la lettura procede a scatti: la noia infinita per 3/4 del libro, poi un piccolo sprint, tanto per non fare addormentare il lettore, e poche pagine vuote per concludere il tutto. Che delusione.. capitoli su capitoli dedicati a telecamere, allenamenti e a vedere Katniss girare annoiata e senza meta per il Distretto 13 come una rimbambita, per poi dedicare due righe in croce agli avvenimenti più importanti.. coerenza, soldato Collins, coerenza! Resto dell'idea che l'autrice avrebbe dovuto seguire la sua idea iniziale di tenere Hunger Games un libro autoconclusivo, ci avrebbe regalato una lettura piacevole, risparmiandoci però lo scempio che ne segue. 
Sto scrivendo un papiro, lo so, ma se non sfogo la mia amara delusione finirò con l'odiare la Collins, ed è una cosa che non posso far succedere, visto che amo (amo amo amo) il suo stile
Rovinati i personaggi, la storia, l'idea della ribellione e della lotta per la libertà, cosa resta di questa trilogia? Un finale indecente e tanti lettori insoddisfatti. 
Che i giochi abbiano fine
Grazie al cielo.