Qui, di dannato, c'è solo il libro.

Damned - Claudia Palumbo

A chi non è mai successo di essere irrimediabilmente e insensatamente attratto da un libro? 
A me è successo con Damned, di Claudia Palumbo. Sarà la cover, gotica e romantica, sarà la giovane età dell'autrice, sarà.. sarà che, semplicemente, sono impazzita, non lo so. Fatto sta che, nonostante abbia letto in rete decine di recensioni negative, questo romanzo Urban Fantasy autoconclusivo continuava ad incuriosirmi, a chiamarmi.. e così, purtroppo, ho risposto. 
Se solo avessi saputo prima a cosa stavo andando incontro..! Di solito ho un buon istinto riguardo alle letture, ma questa volta anche il mio magico fiuto di strega ha fatto cilecca, e di conseguenza ho sprecato quattro giorni della mia vita in compagnia di questo inutilissimo romanzo. 
Recensione un tantino acida? No. O forse sì, abbiate pietà: sono allibita, confusa e un poco incavolata. Scrivere recensioni positive è senz'altro più appagante, ma lasciatemelo dire, davanti a tanta schifezza ci vuole una stroncatura con i fiocchi. La mia opinione è un tentativo di salvarvi da quella che potrebbe essere la lettura peggiore della vostra vita. 
Dunque, tanti complimenti alla giovane Claudia Palumbo (nata del 1991, ovvero mia coetanea) per essersi fatta notare dalla Sperling&Kupfer, pat pat
Il mio pensiero va piuttosto alla Casa Editrice, perché questa cosa è davvero preoccupante. Doveva essere un triste pomeriggio di pioggia, di quelli che ti fanno venire voglia di buttarti da un ponte, piuttosto che restare seduto alla scrivania a lavorare, oppure avevano dato un party in ufficio ed erano tutti ubriachi, altrimenti non si spiega perché abbiano pubblicato questo libro. Forse sono cattiva (ma anche no), forse esagero, ma la verità è che, secondo me, Damned non doveva vedere la luce. 
Damned è, in sostanza, un piatto e noioso riassunto dei quattro volumi che formano la saga di Twilight. E fin qui ci può anche stare, visto che l'autrice stessa ha ammesso di aver preso spunto dalla storia di Edward e Bella.. e questo è uno dei motivi che mi ha spinta a leggerlo: a me Twilight non è dispiaciuto. Badate bene, non parlo di New Moon, Eclipse o, ancor peggio, di quella schifezza di Breaking dawn. Mi riferisco solo al primo volume, che avevo trovato piacevole e tenero. E mi sono detta: «Se questa giovane autrice ha saputo dare vita ad una storia scorrevole e carina come quella di Twilight, che mi importa di imbattermi in qualche cliché o in qualche idea un po' scopiazzata?» 
In fondo, siamo onesti, gli Urban Fantasy sono un cliché continuo. Ma alcuni sono piacevoli, e ho fatto l'errore di pensare che Damned fosse tra questi.. niente di più sbagliato. 
Vorrei farvi spoiler, tanti spoiler, per farvi capire quanto questo libro sia assurdo e ridicolo, ma il mio animo di lettrice me lo impedisce. Quello che posso dirvi è che la storia è lenta e piatta, molti avvenimenti sono insensati e il tutto ci mette troppo a svilupparsi. E ancora mi chiedo come questo sia possibile, visto che la Palumbo ha riassunto ben quattro libri in uno solo.. ah, i misteri della scrittura! 
Ma torniamo a noi. Come stavo dicendo, la storia è banale e mal strutturata, i colpi di scena sono ridicoli e prevedibili e la maggior parte delle scene e dei discorsi non hanno il minimo senso. 
Troviamo Cathy, diciottenne italiana che si trasferisce in Germania dalla madre dopo essere stata tradita dal suo ragazzo. E già qui, dai, che razza di motivazione è? La vediamo poi abituarsi senza troppi problemi alla sua nuova e schifosa vita e, soprattutto, la vediamo conoscere i due ragazzi che le faranno battere il cuore. Peccato che Cathy non faccia una piega davanti alla loro natura vampiresca, e che non resti neanche lontanamente sorpresa quando scopre di essere una Prescelta, ovvero coloei che avrà il compito di distruggere le Bestie e di proteggere gli umani in pieno Buffy Style. Come o per quale motivo sia una Prescelta non ci viene spiegato, così come non ci è dato sapere con esattezza chi sono i Vampiri Supremi e i Custodi. Ah, vi ho già detto che i nemici naturali dei vampiri sono gli Orsi? No? Bene, ora lo sapete. Troppe cose buttate a casaccio nella storia, è tutto dannatamente confuso. 
I personaggi purtroppo non sono da meno: i gemelli Von Schaden, Tristan e Konstantin, scoppiano in lacrime una riga sì e l'altra pure. Immaginate due vampiri sexy e centenari con lo smalto nero sulle unghie, immaginateli cantare sul palco con la loro rock band tedesca (i Damned, per l'appunto, ispirati ai Tokio Hotel), e ora immaginateli mentre piangono lacrime di coccodrillo per ogni dannata cosa: sono felici e piangono, sono tristi e piangono, vedono un gattino e piangono, vengono scaricati da una psicotica umana e piangono, vedono un arcobaleno e piangono. Neanche mia nonna consuma tanti kleenex. 
E poi c'è Cathy, la protagonista, tipica ragazza indecisa che io proprio non sopporto. Stendiamo un velo pietoso, perché davvero non saprei cosa dire: poco caratterizzati, vuoti e piatti, i cui comportamenti spesso sono assurdi e incoerenti. E vogliamo forse parlare di quanto in fretta questa ragazza giuri amore eterno ad uno dei due, per poi pensare all'altro? Rimbalza da un gemello all'altro peggio di una pallina da tennis.. ma anche no, cavolo. Trovo inconcepibile che Cathy venga definita per tutto il libro una ragazza dolce, sensibile e gentile. Un muro di mattoni mi avrebbe suscitato più simpatia di lei, ecco. Pollice in giù anche per i due vampiri piagnucolosi ed effeminati che, senza alcun motivo, si innamorano di questa tizia lunatica e odiosa. Quanto avrei voluto poter infilare le mani nel libro e prenderli a sprangate sulle gengive solo Dio lo sa. 
Altra nota negativa è la scelta della Palumbo di dividere il libro in capitoli brevissimi (capitoli che vanno da poche righe ad al massimo una pagina) e che sono scritti dal punto di vista di Cathy, Tristan e Konstantin. Essendo tre personaggi così poco caratterizzati, spesso si fa fatica a riconoscere queste tre diverse voci e si finisce con l'avere una grande confusione in testa. 
Ho avuto più volte la tentazione di abbandonare la lettura (o semplicemente di abbandonare il libro da qualche parte, per esempio in un bidone dei rifiuti), ma alla fine con l'aiuto di tanto cioccolato ho stretto i denti e sono arrivata all'assurdo e allucinante finale, che non ho minimamente apprezzato. 
Dunque, cosa mi è piaciuto di Damned? Niente di niente. Non mi ha lasciato nulla e non mi ha fatto provare nessun tipo di sentimento, se non la noia, la disperazione e la voglia di infilare il libro nel tritacarta. C'è da strapparsi i capelli, giuro. 
E così Damned si aggiudica la medaglia come peggior libro del 2013.