Quod me nutrit me destruit

valeANA - Martita Fardin

Di ValeANA mi ha colpita prima di tutto la copertina, scovata per caso sul web l'anno scorso. L'immagine ritrae la magrezza eccessiva di questa ragazza, e fin da subito è palese che la storia parli di anoressia, motivo che mi ha portata a cercare disperatamente questo libro. Non che io abbia problemi di questo tipo, ma è un tema che mi è sempre stato a cuore e a cui mi sono appassionata negli ultimi anni. 
Forse il destino sapeva già che, purtroppo, ValeANA non mi sarebbe piaciuto, e ha cercato di tenermi lontana da questo libro per molto tempo: non lo trovavo in libreria, alle bancarelle dell'usato, nessuno di mia conoscenza lo possedeva, e per ben due volte ho cercato di ordinarlo su internet.. tentativo fallito, visto che entrambe le volte me lo sono vista togliere perché "non reperibile". Ebbene, dopo mille tentativi, sono riuscita a scambiarlo con una mia amica, e l'ho subito iniziato, talmente era forte la curiosità. L'ho finito in due giorni, o forse meno, ma si legge senza problemi in pochissime ore. 
Sinceramente ho poco da dire, davvero.. è uno di quei libri che non mi ha lasciato nulla, e quindi parlarne non è facile. Da ValeANA mi aspettavo una lettura dura ed emozionante, ma forse la colpa è mia, speravo in qualcosa che mi ricordasse il mio adorato Wintergirls. Con mio grande dispiacere questo libricino non si avvicina nemmeno a quello della Anderson, ma fino a qui posso anche capire. Il problema è che ValeANA è.. brutto, terribilmente brutto. Un tema delicato come l'anoressia dovrebbe dare vita a una storia che faccia riflettere, stare male ed emozionare.. cosa che Martita Fardin non è minimamente riuscita a fare. 
Per prima cosa trovo che l'autrice abbia cercato di inserire troppi temi "pesanti" in una sola storia: l'anoressia, la depressione, la droga, il tradimento, il cancro. Tutte argomentazioni importanti e di cui è importante parlare, ma che hanno reso questo libro tremendamente superficiale. D'altronde è impensabile riuscire a trattare tutte queste cose in modo approfondito in sole 100 pagine. Se l'autrice si fosse concentrata solo sull'anoressia di Valentina forse il risultato sarebbe stato migliore, ma così proprio non funziona, il risultato è solo una trama incasinata e inverosimile. 
I personaggi sono solo un ammasso di nomi, nessuno viene caratterizzato, a partire dalla protagonista Valentina, e questo mi ha reso impossibile provare davvero dispiacere per lei o per uno qualsiasi degli altri sfortunati che le fanno compagnia in queste pagine vuote. Lo stile potrebbe non essere male, ma l'autrice ci ha inserito tanti modi di dire, dialetti e termini tipici di Roma che mi hanno a dir poco irritata. 
La trama non ha né capo né coda, non si sviluppa in nessuna maniera e le azioni e i pensieri dei personaggi spesso mi hanno fatto cadere le braccia tanto li ho trovati assurdi. Valentina è una protagonista apatica, ma questa apatia non è dovuta all'anoressia o ai tragici eventi che le succedono, no.. è semplicemente un personaggio inutile e senza senso. E' come se tutta la storia scivolasse addosso a lei, al lettore e agli altri personaggi. Superficiale, non trovo davvero un altro aggettivo adatto. 
Personalmente non mi sento di consigliarlo.. se cercate una lettura sull'anoressia che faccia davvero riflettere ci sono moltissimi altri titoli (a partire da Wintergirls, appunto), ma non sprecate soldi per ValeANA, non ne vale la pena. Se siete interessati piuttosto fatevelo prestare o, come ho fatto io, cercatelo in scambio.