Le parole sono evocative, il silenzio aiuta l'oblio. Quello che non dici, non esiste.

I diari della bicicletta - Gregorio Giungi

Non è facile parlare di un romanzo del genere, dove la Guerra e la Morte sono i protagonisti principali, che accompagnano il lettore lungo tutta questa avventura. 
Come sempre inizierò dai punti negativi del libro, che però in questo caso si limita ad essere uno, e neanche tanto "negativo", ora mi spiego: ho faticato un po' a prendere il via. Le prime 50 pagine mi hanno bloccata, mi sono risultate leggermente pesanti, probabilmente perché si racconta dell'infanzia di Enea, il nostro protagonista, che da libero sfogo a descrizioni sull'Italia e su ciò che lo circonda. 
Questo però è un piccolo dettaglio, che non intacca minimamente il resto del libro, che ho adorato. E se da un certo punto di vista quelle prime pagine mi sono sembrate pesanti, dall'altro ne capisco l'utilità: una delle cose che più mi è piaciuta, infatti, è che durante la lettura accompagniamo Enea attraverso la vita. 
Lo conosciamo da bambino, lo vediamo crescere e fuggire dal mondo con la sua Aquila, fedele amica, lavorare, diventare adulto. Mi sono emozionata, con lui ho riso e provato paura, come se la Guerra fosse improvvisamente piombata nella mia stanza.

Sono felice di poter dire che l'esperienza militare dell'autore ha reso la lettura davvero vivida e reale, sensazione che manca in troppi libri. 
La storia di Enea Milesi ci costringe ad affrontare faccia a faccia una Guerra che non abbiamo mai vissuto, ma che non dovremmo mai dimenticare.

I diari della bicicletta è un libro che mi sento di consigliare a chiunque interessi l'argomento, perché nonostante il tema sia forte è una storia ben scritta e ben raccontata, che coinvolge ed emoziona. 
Per quel che mi riguarda è stata una lettura piacevole ed importante, che ricorderò sempre con un po' di gratitudine: quella dell'avermi insegnato ad avere rispetto per il passato.