«Provare dolore è naturale. Superarlo è una questione di scelta.»

Le vergini suicide - Jeffrey Eugenides

Le vergini suicide è uno di quei libri che, lo ammetto, mi ha fatto un po' penare. 
Cecilia, Lux, Bonnie, Mary e Therese. Cinque sorelle comprese tra i 13 e i 17 anni. Ciò che ci viene raccontato in queste 200 pagine si può riassumere in una frase: a distanza di qualche mese dal suicidio di Cecilia, la più piccola, anche le altre quattro sorelle Lisbon di tolgono la vita. 
Perché? Non si sa.

Una lettura piuttosto lenta, e la causa di questa lentezza è proprio il metodo narrativo. La storia, infatti, ci viene raccontata a distanza di molti anni, da un gruppo di allora adolescenti, inquietantemente ossessionati dalle sorelle Lisbon. questo metodo ci consente sì di vedere le cose in modo chiaro e pulito, ma al tempo stesso impedisce al lettore di emozionarsi, in quanto durante la lettura non si ha nessun contatto diretto con le protagoniste. 
È come se un conoscente ci raccontasse una spiacevole vicenda capitata ad un suo amico. Certo, possiamo dispiacerci o ascoltare con attenzione, ma tra noi e il diretto interessato c'è troppo vuoto, troppo spazio, per far sì che la sua vicenda ci colpisca davvero. Così accade con Le vergini suicide, secondo me. 
Il distacco tra lettore e protagoniste è troppo vasto, e finisce per non lasciare nessuna emozione. 
Libro sicuramente interessante, ma sconsigliato a chi è in cerca di una lettura leggera.