Non dobbiamo perderci d'animo - Massimo Cortese

Non lo nego: scrivere una recensione per questo secondo libro non è facile, e non lo farò. Mi limiterò a dirvi che queste pagine vi riporteranno indietro, ad un Italia che adesso non c'è più, e che l'autore ci fa conoscere attraverso dieci racconti. 
Racconti che parlano di ragazzi, di guerra, di povertà e di ingiustizia, senza mai sconfinare nella banalità o essere eccessivi, e sempre con lo stile lineare e pulito dell'autore che, dopo "Candidato al consiglio d'istituto", si è fatto più fermo e sicuro. 
Mi piacerebbe poter dire qualcosa su ognuno di questi dieci racconti, ma li ho letti con così tanta avidità che ciò che mi è rimasto, più che un'opinione, è la sensazione di aver imparato qualcosa, e la gratitudine verso chi, come Massimo, scrive ancora di questi argomenti, che non devono andare persi.

 

"A una discriminazione bisogna reagire, non è possibile rimanere indifferenti. Sono sempre stato contrario a coloro che si piangono addosso, destinati ad avere l'inevitabile esaurimento nervoso che ne farà dei frustrati."

"Certo, tutto quello che dico è facile a dirsi, ma difficile da mettersi in pratica, se non altro per i rischi da affrontare: d'altra parte, può capitare che chi voglia salvare uno che sta per affogare, corra il rischio di affogare lui stesso. 
Comunque, ognuno di noi deve fare la sua parte: non si deve mai abbandonare chi si trova in difficoltà, specie se si ha la ventura di trovarsi impicciati, a meno che uno se le vada a cercare, le rogne."

 

Per quel che mi riguarda sono rimasta contenta di entrambi i libri, e mi sento di consigliarli a chiunque abbia voglia di trovarsi faccia a faccia con la realtà di quel che succede ai ragazzi, nelle scuole e nella società in sé.