Le cronache di Narnia - C.S. Lewis

È possibile recensire un libro famoso come Le Cronache di Narnia?
È da giorni che me lo chiedo, e una parte di me continua ad essere convinta che no, non si può. Ma qualcosa voglio (devo!) dire, perché C.S.Lewis mi ha suscitato tante emozioni e moltissime riflessioni attraverso le avventure dei fratelli Pevensie, anche se purtroppo non sono le emozioni che mi aspettavo, non del tutto almeno.
Bisogna dire che mi ero già avvicinata a Narnia in passato: alle elementari in classe abbiamo letto il secondo volume della serie, Il leone, la strega e l'armadio, e ne avevo un bellissimo ricordo.. il ricordo di un'avventura magica e fredda, concentrata in particolare nell'immagine del lampione acceso in mezzo alla neve. E poi, naturalmente, sono arrivati i film. Ho letteralmente adorato i primi due, mentre del terzo ho un ricordo vago perché non mi è piaciuto particolarmente. Questo, quindi, non è stato il mio primo approccio con Narnia, ma è stato sicuramente quello più completo, che mi ha fatto aprire gli occhi su una storia che ricordavo e immaginavo diversa, più magica e spensierata.
Dopo averci pensato a lungo ho deciso di scrivere una recensione unica per tutti e sette i volumi, ma ci tengo a fare un breve appunto su Il nipote del mago, pubblicato in origine come sesto volume della serie, ma numerato come secondo libro nelle pubblicazioni più recenti, in quanto si tratta del prequel, per così dire, della saga. Il nipote del mago è senza dubbio il libro che mi è piaciuto di più in assoluto. Adoro il fatto che venga raccontata la nascita di Narnia, e grazie a queste pagine ho finalmente dissipato tante domande che mi frullavano in testa fin da piccola (tanto per cominciare: cosa ci fa un lampione a Narnia? E perché l'armadio guardaroba porta proprio nella terra di Aslan?) insomma, mi è piaciuto davvero tantissimo. Lo stile di Lewis, poi, ha un potere particolare su di me.. mi coinvolge in un modo speciale, mi avvolge con le sue parole semplici e al tempo stesso descrittive, adatte ai bambini ma anche ai lettori più grandi e mi trasporta in modo quasi fisico tra le pagine. Leggere qualsiasi storia ruoti intorno a Narnia è come vivere l'avventura sulla proprio pelle, anziché come un semplice spettatore, e per questo devo molto a Lewis.. la sua scrittura coinvolgente mi ha permesso di vedere posti incantati, di partecipare a battaglie pericolose e di scoprire la forza dell'amicizia, tutto questo in modo talmente vero che, se me lo chiedeste, vi direi che io a Narnia ci sono stata davvero, pochi giorni fa, attraverso un armadio oppure grazie a due anelli magici.
Se però la magia nata dalla penna di Lewis mi ha rapita e fatta innamorare del lato avventuroso della storia, le tante piccole pecche che ci ho trovato non mi hanno permesso di apprezzarne completamente la bellezza, ecco quindi perché ho deciso di non dare il massimo dei voti al volume.
Come ho già detto, la lettura completa delle Cronache ha portato a galla dettagli di cui non ero a conoscenza, pur avendo letto il secondo volume e aver visto i film.. dettagli che non mi sono piaciuti, o che comunque non mi aspettavo proprio. Tanto per cominciare non immaginavo che nel corso di questi sette libri i personaggi cambiassero in continuazione. Ho trovato la cosa caotica, i continui salti temporali hanno reso la lettura un po' troppo confusionaria per i miei gusti, alcune volte ho faticato a trovare il senso di determinate scene e ho faticato a leggere con spensieratezza. Sapevo che ne Il nipote del mago i personaggi erano Polly e Digory, ma chissà perché ero convinta che da secondo al settimo volume i protagonisti fossero sempre i quattro fratelli Pevensie, e che le loro avventure si svolgessero con un certo ordine cronologico.. immaginate quindi la sorpresa nel trovare i personaggi mischiati, separati, invecchiati, morti e poi ringiovaniti, il tutto da un volume all'altro. Forse se lo avessi saputo prima non mi avrebbe creato tanti problemi, ma è andata così.
Un'altra cosa che ho imparato è che quando si parla di Narnia è impossibile non parlare anche del suo creatore, C.S.Lewis, un grande personaggio, davvero originale, ma che non a tutti va a genio.. me compresa. Separare lui, come autore e come persona, dal libro non mi riesce proprio, leggendo Narnia automaticamente si legge Lewis, non c'è altro modo di dirlo, sono un tutt'uno. Ecco perché non ho potuto apprezzare fino in fondo la storia di Aslan e della sua Terra: semplicemente perché non condivido la maggior parte dei pensieri di Lewis.
Lewis era molto credente, e in Narnia i riferimenti alla religione sono davvero tantissimi, anzi, tutta Narnia riporta a grandi linee la storia della Terra, del Cristianesimo, di Gesù, del Paradiso, fino alla nascita e alla distruzione del mondo. La teologia è ben inserita nei libri, ma la si avverte così tanto che non per tutti è facile apprezzare il libro, ed è esattamente quello che è successo a me, che come avrete ormai capito non sono credente. Avrei voluto poter giudicare il libro solo in base alla storia e ai personaggi, ma ho scoperto che non è possibile, spero che in questa recensione confusa ci sia qualcosa di utile e interessante, ma temo che non sia così.
Al di là di tutto, sono soddisfatta di averlo finalmente letto, desideravo farlo da moltissimo, e non me ne sono pentita, mi dispiace solo che non abbia fatto breccia nel mio cuore come immaginavo. Per il resto, naturalmente, è una lettura che consiglio e che credo vada fatta almeno una volta nella vita!